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Nepal

Francesco Bernabeo

Francesco Bernabeo

Sephiroth

Sagarmatha Zone - Nepal

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Il mio viaggio in Nepal: da Kathmandu all’Everest Base Camp

Sono stato in Nepal per 35 giorni, un viaggio che alla fine mi è rimasto addosso molto più di quanto immaginassi. I primi dieci li ho passati a Kathmandu, alla Pomelo House, una guesthouse semplice ma accogliente, con quel profumo di masala tea che al mattino invadeva le scale. Da lì ogni giorno uscivo a piedi e mi perdevo tra le vie di Thamel, tra negozi di trekking, motorini che sfrecciano ovunque e quell’odore di incenso e spezie che ti accompagna sempre.

Ho visitato Durbar Square, girando tra templi che sembrano più antichi del tempo stesso. Ogni tanto qualche scimmia ti osserva dall’alto come se fossi tu lo spettacolo del giorno.

Dopo la parte più “urbana”, è arrivato il momento del trekking. Con una jeep — quella classica jeep nepale, rumorosa e inarrestabile — ho raggiunto Salleri. La strada è un’avventura a sé: ore di curve, buche, precipizi e panorami che ti fanno capire quanto sia isolata quella parte del mondo. Da lì ho iniziato ufficialmente il trekking verso l’Everest Base Camp.

Il sentiero cambia ogni giorno: campi terrazzati, ponti sospesi, villaggi con i muri pieni di mani-stone e i mulini di preghiera che girano mossi dal vento. L’arrivo a Namche Bazaar è uno di quei momenti che non dimentichi. Dopo una salita infinita, ti appare questo villaggio quasi incastonato nella montagna, con le sue case colorate e la vita che si muove lenta, ma costante.

A Namche ho incontrato Ocean, francese di adozione ma in realtà cittadina del mondo. Ci siamo conosciuti durante una serata in stile irlandese — birre, musica e un mix di persone assurdo — e da lì abbiamo iniziato a camminare insieme.

Giorno dopo giorno il gruppo si è allargato. Ho conosciuto Dave e Tracy, una coppia inglese che macina sentieri come se niente fosse, sempre sorridenti e pronti ad aiutare chiunque. E poi Venkatesh, indiano, fotografo, una persona con una calma incredibile: si fermava, inquadrava, scattava… e in quei pochi secondi sembrava che tutto il trekking si muovesse al ritmo delle sue foto. (Il suo profilo IG merita: venkyisliving.)

Tra una risata, un tè caldo e il mal di testa che iniziava a bussare per via dell’altitudine, siamo andati avanti. La visita alla Piramide Italiana di Lobuche è stata una sorpresa: una struttura moderna nel mezzo del nulla, che però ti fa sentire un po’ “a casa” anche a migliaia di chilometri.

Quando siamo arrivati a Gorak Shep, l’ultimo posto abitato prima del campo base, la notte è stata praticamente simbolica. Alle 3 del mattino abbiamo iniziato la salita al Kala Patthar, nel buio totale, con le frontali e il rumore del ghiaccio sotto gli scarponi. È stata dura, ma l’alba da lassù… quella non la dimentichi più: le montagne prima scure, poi rosse, poi dorate.

Dopo poche ore siamo ripartiti verso l’Everest Base Camp. L’ultimo tratto è un misto di morene, vento freddo e bandiere di preghiera che sembrano indicarti la strada. E alla fine eccolo lì, senza archi, senza grandi festeggiamenti: solo pietre, ghiaccio e la consapevolezza di essere arrivati.

Tra video, foto, sorrisi, fiato corto e mal di testa, ce l’abbiamo fatta. Insieme.

Il ritorno è sembrato più veloce, forse perché il grosso era fatto, forse perché ormai il percorso era diventato familiare. Ma una cosa è rimasta: il Nepal non te lo togli più.

È un posto che ti apre e ti svuota allo stesso tempo, e quando torni hai la sensazione di aver lasciato qualcosa lassù… e forse qualcosa l’hai portato via.

Tips and Tricks

  • Prenditi 2–3 giorni a Kathmandu per sistemare permessi, comprare l’attrezzatura mancante e recuperare dal viaggio.
  • Acclimatazione seria: a Namche fai un giorno di pausa e una salita di “climb high, sleep low”.
  • Riduci il peso dello zaino: 8–10 kg sono l’ideale. Il superfluo diventa un nemico dopo i 3.500 metri.
  • Porta contanti in abbondanza: lungo il trekking non ci sono ATM affidabili.
  • Caricare i dispositivi costa: porta due powerbank. Più sali, più la corrente si paga (e tanto).
  • Bevi almeno 3 litri al giorno: la quota disidrata in fretta e può dare mal di testa.
  • Il meteo cambia all’improvviso: tieni sempre un guscio impermeabile nello zaino.
  • Ascolta il tuo corpo: il mal di testa può essere normale… o no. Meglio fermarsi che rischiare.
  • Parla con gli altri viaggiatori: incontri, storie e consigli rendono il trekking molto più leggero.

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